L’artista

Enzo Gravante (1962)
Giornalista professionista.
Critico musicale. E’ citato sulla Enciclopedia Treccani.
Ha dedicato tutta la sua formazione allo studio e alla diffusione del jazz e della musica afro-americana.
Già redattore dei quotidiani Il Giornale di Napoli, ROMA e Corriere di Caserta, per i quali è stato inviato, si è occupato anche di teatro, cinema e balletto. Ha collaborato con La Sicilia, L’Italia Settimanale, Set. Sempre come inviato ha scritto sui mensili Musica Jazz e Jazz.
Ha seguito oltre 80 rassegne e festival di jazz in Italia e nel mondo, recensito dischi, scritto note di copertine,  intervistato esponenti di spicco di questo genere musicale.
Ha collaborato per RadioDue ai testi del programma “Jazz & Image”, curato la mostra “Il jazz tra le due guerre”(Roma-Festival Intern. di Villa Celimontana – 92.000 presenze).Per RadioTre Rai ha scritto e condotto diverse trasmissioni radiofoniche.
Tra i fondatori della S.i.s.m.a. (Società Italiana per lo Studio della Musica Afroamericana), attualmente svolge attività di free-lance e conferenziere.
Ha fondato, ricoprendo la carica di addetto stampa e pubbliche relazioni, la Società di Edizioni Musicali MUSICACE’.

Nel 2004 ha scritto il libro “Paolo Fresu, la Sardegna, il Jazz“.

DALLA PREFAZIONE

Conosco Paolo Fresu da circa venti anni, e sono stato per la prima volta in Sardegna nel 1982. Sarà perché amo il vento e la solitudine, perché preferisco le persone che parlano a voce bassa e ti guardano negli occhi, gli ambienti poco affollati e la penombra. Sta di fatto che lentamente, ad ogni ritorno in questo luogo  magico, mi accorgo di quanto io ami scoprire quest’isola lontana, culla di diverse civiltà, fisica ed onirica in tutte le sue manifestazioni.

E poi il mare. Del Sud, del Nord, ovunque. Quel mare che divide. Il tramonto allo stagno di Molentargius sorvolato dai fenicotteri rosa che mi rimandano ai racconti di Karen Blixen in Africa, la sobrietà disincantata di Alghero che ancora comunica con la dirimpettaia Catalogna, il profumo acre del mirto, le sculture dei sugheri accatastati, la silenziosità musicale e narrante di tante spiagge, quella genuinità delle persone ancora legate ad una sorta di codice d’onore dell’amicizia.

Sardegna non è solo questo. E’ anche la fierezza ed il gusto semplice che provano i suoi abitanti nella gelosa difesa della loro identità. Gente che ha avuto, come pochi, il coraggio di sfidare la solitudine, uno stato d’animo non sempre negativo come ci hanno fatto credere a scuola.

Nell’amicizia con Paolo ho ritrovato un po’ la sintesi di queste realtà che per me sono state sempre emozioni. Un rapporto vero, con tante pause ma anche tanti incontri, ed ad ogni concerto, ad ogni festival, un abbraccio sincero. Il piacere di assorbire il reciproco valore della nostra conoscenza.

Il jazz, poi, ha rafforzato questa intesa umana restituendomi non soltanto l’amico, ma anche l’artista serio e professionale, il “piccolo” genio sardo partito da Berchidda e divenuto cittadino dell’Europa, del mondo. In lui ho apprezzato fin dall’inizio una musicalità non comune, la capacità gestionale, i sacrifici. E il tempo, unito ad una ferrea volontà, gli ha dato ragione.

Ma più passavano gli anni e più si rafforzava in me, che vivo riferendo le  idee degli altri, il desiderio di raccontare Paolo con la sua Sardegna. Di metterlo allo specchio in una lunga intervista che rivelasse ai lettori di ogni strato sociale e cultura, cosa pensasse, cosa facesse, cosa rappresentasse per lui essere al tempo stesso sardo e jazzista. Due apparenti identità separate che, invece, convivono mirabilmente in un continuo scambio di libertà e creatività fuori dal comune. Il suo stato d’animo, quel mood così jazzistico che affiora sovente nel suo impressionismo musicale ed umano, è un messaggio per tutti. Per gli allievi di Siena e di Nuoro, per gli amici, per i tanti anonimi fans che affollano i suoi concerti.

Fresu non è, con il suo stile lirico e personalissimo, soltanto un jazzista o, in senso lato, un musicista. E’ un poeta che filtra la vita attraverso la tromba restituendo note universali e magnetiche perché è lui il principale polo di questa attrazione. E se è vero che nulla si fa se non ciò che si ama, è altrettanto vero che, come ha scritto Giorgio Saviane: “L’amore è come la poesia, o è amore o non esiste”. Insomma, credo che Paolo Fresu sia proprio un grande uomo. Anzi, ne sono convinto !

Enzo Gravante

IN SINTESI

Questo libro è un colloquio con Paolo Fresu, e nasce da una lunga amicizia tra l’autore ed il musicista affinata dalla stima reciproca. E’ un doveroso omaggio alla personalità del trombettista, partito dall’entroterra sardo e divenuto cittadino del mondo, ai suoi successi ed alla sua elevata e non comune capacità gestionale di una brillante carriera. Ma rappresenta, per certi versi, anche uno spaccato sulla Sardegna, quella attuale e quella passata, sulle tradizioni mantenute in vita con una fierezza non comune ed una sorta di codice d’onore dei rapporti umani. Un libro per mettere Fresu allo specchio, rapportandolo con la sua regione ed il Jazz, con le innumerevoli emozioni che questo genere musicale gli ha saputo dare, e da lui mirabilmente trasferite al pubblico che affolla i suoi concerti.

Il CD allegato contiene una selezione di brani rappresentativa del rapporto di Paolo Fresu con la Sardegna, il Jazz ed il mondo etnico per avvalorare ancor di più questo interscambio che va avanti da venti anni con un consenso unanime.